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La storia
Il Festival della Musica di Mantova invita le musiciste e i musicisti italiani a partecipare (cantando e suonando esclusivamente dal vivo) alla rassegna che si terrà a Mantova dal 1° al 5 giugno 2005, dove verranno premiate le produzioni più significative
Le ragioni di un rifiuto civile
Woodstock Mantova
Il Festival della musica di Mantova è alla sua seconda edizione. Non è più una sfida a Sanremo, ma una rassegna, alternativa alla tv. Quest'anno celebra anche la costituzione

L’anno scorso aveva siglato il suo atto di nascita sfidando Sanremo. Davide contro Golia. E tutto sommato è andata bene, considerando i limiti con cui è costretta a fare i conti ogni manifestanzione nata sotto il segno di una logica antagonista. Quest'anno il Mantova Musica Festival non mira a stare contro. Ma punta ad affermare qualcosa. Meglio: a "confermare" l'esistenza, quanto mai necessaria, di uno spazio per la musica italiana diverso dal vetusto festivalone. Come d'altro canto volevano i promotori, Nando dalla Chiesa, Lidia Ravera e Fulvio Scaparro fin dal principio. Perciò il Mantova Musica Festival si sposta: quest'anno andrà in scena dal 1 al 5 giugno, legandosi in modo del tutto naturale alla data del 2 giugno, festa della Repubblica. «Costruire attorno a quel giorno il festival», spiega dalla Chiesa significa dare all'arte il valore di strumento di libertà e pace sottolineando l'importanza della Costituzione, oggi esposta a rischi d'ogni tipo, direi delegittimata». Ciò detto, la manifestazione mantiene le sue caratteristiche: non un festival della canzone, ma, spiega Franco Fabbri «una festa della musica e della cultura musicale». Da quest'anno il musicologo (ex Stormy Six) che ha tra l'altro appena pubblicato "L'Ascolto tabù" (Il Saggiatore), una raccolta di interessanti riflessioni sula musica popolare, è il direttore artistico della manifestazione assieme a Titti Santini e Vittorio Cosma. «L'idea è quella di offrire un'occasione per fare incontrare pubblico e musiche diverse superando le rigidità a cui si sono consegnati altri festivai », dice Fabbri. Chiarificatore a riguardo il bando di concorso. Questa seconda edizione prevede sette fiIoni: canzone, rock, etnica, sperimentale (elettronica), jazz, colta (ensemble strumentali), libertà, in modo da garantire la presenza di una significativa varietà di stili. ll bando si può trovare su www.mantovamusicafestival. it, la scadenza è il 31 marzo. Il fatto che il festival si svolga a giugno (lo scorso anno ci si era messa pure la neve) consentirà di usare al meglio le risorse di Mantova,sfruttando le piazze e i palazzi storici già utilizzati con successo dal Festivaletteratura. In particolare: un palco a palazzo Te, per gli eventi clou di ogni serata; mentre il cortile del castello di San Giorgio ospiterà in successione gli artisti selezionati con il bando. Ognuno avrà a disposizione venti minuti per presentare al pubblico un ventaglio significativo di brani. Solo da questo particolare, la differenza dagli schemi sanremaschi appare evidente. Ma ci saranno anche altri spazi: un teatro, lo splendido Bibiena, verrà utilizzato per la musica jazz, folk e colta. E ci sarà perfino un angolo denominato Hyde Park (ammessi qui anche pezzi cantati in inglese) per consentire anche ai non selezionati di far sentire la propria voce. Previsti inoltre incontri monografici con artisti di chiara fama e molto altro ancora: dibattiti, presentazioni di libri, cabaret. «È importante dimostrare che in Italia c'è un mondo musicale pieno di talenti e di vitalità che esiste indipendentemente dal fatto che il Moloch televisivo se ne occupi o no», afferma Lidia Ravera. Sono anni ormai che i dischi non si vendono, in compenso i concerti sono sempre pieni, la musica "live" tira. Appunto: «Il Mantova festiva non è una manifestazione televisiva», sottolinea Fabbri: «Ci interessa la musica dal vivo e promuovere la circolazione dei gruppi italiani all'estero. Per questo fra i nostri ospiti non ci saranno discografici, ma impresari e direttori di festival. Pensiamo a una sorta di mostra mercato, di offrire degli stand a operatori sia italiani che stranieri, proporre un punto di incontro tra un'offerta di musica italiana e una domanda che è già consistente, del circuito europeo». Superata la fase eroica, il Mantova Festival si avvia quindi a sperimentare la seconda, con una logica meno ideologizzata e più pragmatica. Il merito, si scopre, va anche a uno studio condotto lo scorso anno dall'Università Bocconi e utilizzato per mettere a punto la nuova fisionomia della manifestazione. "Ci siamo chiesti quali modifiche fossero necessarie per consentire al festival il passaggio dal prototipo al multiplo? », spiega il professor Saverio Salvemini che ha coordinato la ricerca. Il risultato: no all'eccessiva politicizzazione, sì invece a una maggiore professionalità. Cosa dobbiamo aspettarci? Quest'anno il festival sarà meno eroico, ma forse più bello e meglio organizzato.

Alberto Dentice (L'Espresso, 31 marzo 2005)

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